
Articolo ricavato dal workshop di Francesco Verginelli alla Third Ukulele International Conference – UIC 2025
Accordare correttamente le corde a vuoto non basta. Un ukulele può risultare perfettamente intonato all'accordatore e, non appena la mano sinistra comincia a premere le corde sui tasti, produrre note leggermente crescenti o calanti. È qui che l'intonazione smette di essere un gesto di routine e diventa un problema di progetto: geometria della tastiera, elasticità delle corde, altezza dell'action, posizione del ponticello e perfino il modo di suonare concorrono allo stesso risultato.
Nel workshop "The Art and Science of Ukulele Tuning", presentato alla UIC 2025, il liutaio Francesco Verginelli ricostruisce questo problema dalla base e mostra come lo affronta nella pratica. Il percorso parte dal temperamento equabile, passa per il calcolo della posizione dei tasti e arriva alla compensazione differenziata delle corde. Il cuore del metodo è una dima di intonazione costruita appositamente: uno strumento sperimentale che consente di determinare la posizione del ponticello prima che venga incollato.
L'intonazione riguarda l'intera tastiera
Nel linguaggio comune "accordatura" e "intonazione" vengono spesso sovrapposte, ma descrivono due problemi diversi. L'accordatura stabilisce la frequenza delle corde a vuoto; l'intonazione verifica invece se le note rimangono coerenti quando la lunghezza vibrante viene modificata dai tasti. Il controllo deve quindi estendersi all'intera tastiera, non soltanto alle quattro note iniziali.
La questione interessa tutti gli strumenti a corde tastate, ma sull'ukulele è particolarmente sensibile. Il diapason corto riduce il margine di tolleranza: uno spostamento di pochi decimi di millimetro, trascurabile su una scala più lunga, può diventare percepibile. Per questo la precisione costruttiva deve essere accompagnata da un sistema di verifica capace di misurare il comportamento reale delle corde.

Figura 1. Il Sistema temperato equabile regola il posizionamento dei tasti dato un diapason.
Il temperamento equabile: la mappa matematica dei tasti
Prima di parlare di compensazione occorre capire in base a quale regola vengono collocati i tasti. La tastiera moderna adotta il temperamento equabile: l'ottava è divisa in dodici semitoni uguali non come distanze lineari, ma come rapporti di frequenza. Il coefficiente che governa il passaggio da un semitono al successivo è la radice dodicesima di due, circa 1,05946.
Se D indica il diapason, ossia la lunghezza della corda vibrante fra capotasto e selletta, la lunghezza residua dopo il primo semitono si ottiene dividendo D per 1,05946. Con un diapason di 349 mm, il risultato è circa 332,55 mm: questa è la distanza dal primo tasto alla selletta. Ripetendo il calcolo sul nuovo valore si ottiene 313,88 mm per il secondo tasto, e così via. Al dodicesimo tasto la lunghezza vibrante è esattamente la metà di quella iniziale, 174,5 mm, e la frequenza raddoppia: si raggiunge l'ottava.

Figura 2. Lo schema applica il coefficiente del temperamento equabile a un diapason di 349 mm.
La formula costruisce una griglia teorica coerente, ma non elimina ogni compromesso. Il temperamento equabile è esso stesso una soluzione storica: permette di suonare in tutte le tonalità senza riaccordare lo strumento, distribuendo in modo uniforme le inevitabili differenze rispetto agli intervalli acusticamente puri. Nel percorso storico richiamato da Verginelli, la sua definizione matura fra XVI e XVII secolo attraverso contributi di teorici come Galilei, Mersenne e Werckmeister, per consolidarsi nel XVIII secolo. Vincenzo Galilei affrontava già nel 1581, nel "Dialogo della musica antica et della moderna", l'esigenza pratica di temperare gli intervalli.
Punto chiave. La posizione matematica dei tasti stabilisce il sistema di riferimento. L'intonazione reale dipende però da ciò che accade quando la corda viene premuta.
Perché una nota premuta tende a diventare crescente
Una corda accordata alla frequenza corretta cambia condizione quando viene spinta contro un tasto. La pressione la devia dal suo percorso rettilineo, ne aumenta leggermente la lunghezza geometrica e soprattutto la tensione. L'aumento di tensione fa salire la frequenza: la nota tastata tende quindi a risultare un poco crescente. L'entità dell'effetto dipende dal materiale e dal diametro della corda, dall'action e dalla forza esercitata dall'esecutore.
La risposta costruttiva è la compensazione, cioè un piccolo incremento della lunghezza effettiva del diapason. Nell'esempio del workshop, a una scala nominale di 349 mm vengono aggiunti indicativamente 3 mm. Allungando la corda si abbassa la frequenza quanto basta per controbilanciare la tendenza al crescente introdotta dalla pressione sul tasto.

Figura 3. La compensazione aggiunge una piccola lunghezza al diapason per bilanciare l'aumento di tensione della corda tastata.
Una compensazione diversa per ogni corda
Un unico arretramento del ponticello non è sufficiente, perché le quattro corde non reagiscono nello stesso modo. Spessori, materiali e tensioni diverse richiedono correzioni leggermente differenti. Verginelli interviene quindi sul punto di contatto di ciascuna corda sulla selletta: spostandolo verso il retro aumenta la lunghezza vibrante e abbassa la nota; spostandolo in avanti riduce la compensazione e fa salire la frequenza.
Il profilo superiore della selletta non è perciò una linea casuale. Diventa una sequenza calibrata di punti di appoggio, uno per corda. Le corde più spesse richiedono in genere una compensazione maggiore. Le differenze sono minime — l'unità di lavoro è il decimo di millimetro — ma musicalmente significative su uno strumento dal diapason corto.

Figura 4. Vista frontale del ponticello: la linea rossa mostra i punti di contatto differenziati per le corde g, C, E e A.
Il momento decisivo: collocare il ponticello
Durante il setup finale il liutaio dispone ancora di un piccolo margine. Una selletta spessa circa 2 mm consente di rifinire il punto di contatto, verificando ogni corda con l'accordatore e correggendo la forma superiore. Ma la decisione più importante è precedente: stabilire dove incollare il ponticello. Una volta fissato alla tavola armonica, non può essere spostato senza un intervento invasivo.
La compensazione deve dunque essere prevista prima dell'incollaggio. Non basta sommare meccanicamente una misura standard al diapason, perché il risultato varia con il set di corde, la configurazione dello strumento e l'action. Anche la tecnica dell'esecutore introduce una componente non perfettamente prevedibile. L'obiettivo realistico è trovare il miglior equilibrio entro una tolleranza musicalmente accettabile.

Figura 5. Calibrazione del punto di contatto sulla selletta con l'ausilio di un accordatore elettronico.
La dima di intonazione: misurare prima di incollare
Per trasformare queste variabili in una misura concreta, Verginelli ha costruito una dima di intonazione. È una sorta di strumento-laboratorio nel quale sia il dodicesimo tasto sia la selletta possono essere spostati. La dima simula il comportamento di un ukulele reale, ma mantiene regolabili proprio gli elementi che, sullo strumento finito, diventeranno permanenti.
Il procedimento comincia scegliendo il diapason da testare e posizionando il dodicesimo tasto alla metà esatta della scala. Si monta quindi il set di corde previsto e, attraverso prove successive di intonazione, si sposta la selletta fino a individuare la posizione corretta del ponticello e il valore di compensazione.
Per determinare la collocazione generale del ponte è sufficiente verificare le corde che rappresentano gli estremi del set in termini musicali; le compensazioni delle corde intermedie ricadranno fra quei valori. La dima permette così di provare combinazioni diverse di diapason e corde senza affidarsi soltanto a una misura teorica o a una correzione a posteriori.

Figura 6. La dima di intonazione realizzata da Verginelli, con dodicesimo tasto e selletta mobili.
La prova al dodicesimo tasto
La verifica conclusiva confronta due suoni prodotti nello stesso punto della scala. Il primo è l'armonico naturale al dodicesimo tasto, ottenuto sfiorando la corda: divide idealmente la lunghezza vibrante a metà senza introdurre l'aumento di tensione causato dalla pressione. Il secondo è la nota realmente tastata al dodicesimo tasto. Quando le due frequenze coincidono, o sono abbastanza vicine da risultare all'unisono, l'intonazione può essere considerata corretta.
Se la nota tastata è crescente rispetto all'armonico, occorre aumentare la compensazione e quindi allungare la corda. Se è calante, bisogna ridurla. Il controllo va ripetuto con attenzione, perché una variazione minima del punto di contatto può modificare il risultato.

Figura 7. Il confronto fra armonico e nota tastata al dodicesimo tasto è il riferimento pratico per valutare l'intonazione.
La precisione possibile, non la perfezione astratta
Il metodo non promette una perfezione matematica assoluta. Gli strumenti tradizionali operano entro compromessi: il temperamento equabile distribuisce le differenze fra gli intervalli, le corde reali non sono elementi ideali e ogni esecutore applica una pressione diversa. Perfino due set nominalmente simili possono reagire in modo non identico.
La qualità nasce allora dalla capacità di portare gli scostamenti entro una zona che l'orecchio accetta come stabile. È una definizione meno spettacolare della "perfezione", ma molto più utile. Il progetto matematico fornisce la mappa; la dima misura il comportamento reale; il lavoro sulla selletta rifinisce il risultato sul singolo strumento.
Dove arte e scienza si incontrano
Il titolo del workshop riassume bene il metodo di Verginelli. La scienza è nella relazione fra frequenza e lunghezza vibrante, nel coefficiente del temperamento equabile e nella misura al decimo di millimetro. L'arte è nel leggere materiali e variabili, nel scegliere il compromesso giusto e nel tradurre una verifica strumentale in una risposta musicale.
L'intonazione di un ukulele non dipende quindi da un singolo dettaglio, ma da una catena di decisioni coerenti: posizionare correttamente i tasti, prevedere la compensazione, collocare il ponticello sulla base di prove reali, modellare il punto di contatto di ogni corda e verificare infine l'unisono al dodicesimo tasto. Quando questa catena funziona, il musicista può muoversi lungo la tastiera senza dover combattere con lo strumento.
Per chi desidera approfondire il processo costruttivo, Verginelli rimanda al volume "Diario di costruzione di un ukulele soprano", che documenta le fasi della realizzazione artigianale con immagini e disegni tecnici. Il messaggio conclusivo resta però accessibile anche senza entrare in laboratorio: una buona intonazione non è un dato automatico. È il risultato di teoria, sperimentazione e ascolto.

Figura 8. "Diario di costruzione di un ukulele soprano", il volume di Francesco Verginelli dedicato al processo costruttivo.